il cash flow

Il cash flow ci illustra l’utile finanziario, pertanto la capacità della azienda di ridurre l’indebitamento, di creare ricchezza e di mostrare la propria robustezza.

Il cash flow, flusso di cassa in italiano, rappresenta una misura dell’autofinanziamento aziendale

Ci sono 3 livelli di cash flow, anche se di questi tre uno è quello che ha la massima importanza, sempre a mio parere: il cash flow operativo.

Flusso di cassa operativo (FCFO) (Free cash flow from Operations) è originato dalla gestione caratteristica di una azienda;

Il flusso di cassa per l’impresa (FCFF) (Free cash flow to the Firm) (o Unlevered Free cash flow) esprime il flusso di cassa disponibile per tutti gli investitori (obbligazionisti ed azionisti) dopo che l’azienda ha effettuato tutti gli investimenti necessari, pagato le sue spese operative e le tasse ma prima del rimborso del debito.

Dal cash flow operative procederemo, per avere una visione corretta di come è cambiato il nostro debito finanziario, alle seguenti operazioni: sotrarremo l’importo degli investimenti del periodo e aggiungeremo l’importo dei disinvestimenti del periodo.

Infine abbiamo un ultimo livello, il Flusso di cassa disponibile per gli azionisti (FCFE) (Free cash flow to Equity) che tiene in considerazione solo i flussi di cassa che spettano agli azionisti, al netto quindi di tutti i pagamenti effettuati e ricevuti anche dai detentori del capitale di debito.

Questo è quanto è effettivamente disponibile per i dividendi agli azionisti, ovvero per la remunerazione del capitale proprio.

Nel modello che ho realizzato e che utilizzo regolarmente con i miei clienti mi sono proposto di vedere l’evoluzione del cash flow (o meglio, dei cash flow) attraverso i singoli mesi. Questo per vedere le linee tendenziali e intervenire prima che sia troppo tardi.

Desidero soffermarmi ancora qualche istante sul cash flow operativo. Le due voci che maggiormente incidono sono il margine operativo lordo (EBITDA) e la variazione del capitale circolante netto.

Questi, come ho già detto in precedenza, sono le due voci, la prima di natura economica, la seconda patrimoniale, su cui dobbiamo agire prima di ogni altra per migliorare il cash flow.
Le imposte sono una conseguenza, e sulle imposte non possiamo incidere; gli ammortamenti variano abbastanza lentamente, e così pure le variazioni del TFR. Al contrario EBITDA e CCN possono essere poste sotto controllo dell’imprenditore.

Vediamo di analizzarli.
CCN: occorre lavorare su 3 indici:

capitale circolante netto

indice rotazione del magazzino

giorni incasso clienti 

giorni pagamento fornitori.

Su tutti i tre componenti possiamo intervenire, a partire dalla corretta gestione delle scorte, per continuare con il controllo della regolarità degli incassi e per finire con una corretta negoziazione dei termini contrattuali di pagamento.

Circa l’EBITDA il discorso è più complesso.

Infatti gli elementi in gioco sono il fatturato, i costi fissi e i costi variabili. Qui si gioca la capacità della azienda da un lato di raggiungere e superare la massa critica, il BEP, break even point, dall’altra che il rapporto fra i prezzi e i costi variabili sia remunerativo e in linea con il mercato sia di acquisto sia di vendita, in considerazione che il valore aggiunto, differenza fra ricavi e costi variabili, è la prima componente dell’EBITDA.

In entrambi i casi comunque entriamo nel cuore della buona gestione aziendale.